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Stampa 3D per smaltire e riciclare la Plastica: uno scenario futuro

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Da circa due anni un team di ricercatori della Michigan Technology University sta dedicando cuore e anima a un progetto ambizioso e rivoluzionario: creare e rendere accessibile al grande pubblico un macchinario in grado di utilizzare come materia prima la plastica dismessa e abbandonata per la creazione di filamenti in plastica da utilizzare all’interno di processi produttivi attraverso le stampanti 3D, sia di piccole che di grandi dimensioni.

Il tema della sostenibilità ambientale nella produzione e nel consumo è ormai al centro del dibattito pubblico da diversi anni e sta interessando un numero sempre maggiore di aziende che intendono muoversi e adattare i loro processi produttivi riducendo emissioni di CO2 e abbattendo sensibilmente le esternalità negative che si generano dal continuo utilizzo di materiali vergini.

La plastica quindi, al giorno d’oggi, rappresenta un grosso problema date le tempistiche molto lunghe di smaltimento e i metodi altamente inquinanti che occorrono per rilavorare e riciclare il materiale.

La Stampa 3D come soluzione ai rifiuti in Plastica:

Negli ultimi anni la produzione plastica è aumentata comunque nonostante le crescenti campagne di sensibilizzazione a livello mondiale e una presa di coscienza collettiva del problema. Nonostante questo si calcola che solo il 10% delle plastiche a livello planetario vengono effettivamente riciclate e riutilizzate.

Bottiglietta-plastica-in-mare

I ricercatori tuttavia sono riusciti a creare in breve tempo un prototipo, dal nome Filabot, in grado di fondere materiali termoplastici come, ad esempio, l’ABS (acrilonitrile butadiene stirene) e il Nylon, in bobine da riutilizzare per la realizzazione di modelli o oggetti in 3D grazie all’ausilio delle ben note Stampanti 3D, fulcro della nuova vera rivoluzione industriale ormai in atto.

Le plastiche vengono inizialmente inserite in macchinari che le triturano in pezzi finissimi. In seguito, i pezzi ottenuti, vengono inseriti in un estrusore che li fonde generando i filamenti necessari per l’utilizzo del materiale nella stampante 3D.

I vantaggi del riutilizzo delle plastiche come materiale per la stampa 3D:

  1.  Abbattimento del costo dell’ABS – basti pensare che un Kg di questo materiale costa mediamente 35/40€,
  2. Riciclo dei materiali più efficace e con un costo energetico molto più basso di quello attualmente richiesto,
  3. Potenziale abbattimento di costi ed ulteriore inquinamento dovuto ai trasporti necessari per spostare la plastica dismessa verso i centri di riciclo.

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L’ultimo vantaggio è solo ipotetico e teorico in quanto, per superare lo scoglio logistico attualmente imprescindibile, l’innovazione tecnologica dovrebbe procedere di pari passo con l’adeguamento dei prezzi dei macchinari rendendoli disponibili nel mercato di largo consumo.

Nel caso in cui il Filabot e le stampanti 3D semi professionali raggiungessero dei prezzi accessibili e non richiedessero grossi investimenti si potrebbe assistere a una massiccia produzione di oggetti e componenti 3D fai da te creati in casa. In questo modo i materiali da riciclare sarebbero reperibili direttamente a livello locale, ad esempio, nel proprio comune o addirittura all’interno della propria abitazione bypassando la logistica spesso internazionale che ha un impatto ambientale ed economico assolutamente da non sottovalutare.

Ultimo punto da evidenziare è la potenzialità di sviluppo di un’economia circolare in grado di dare valore a oggetti attualmente deleteri per l’ambiente favorendo pratiche di recupero ad esempio, delle plastiche in mare, innescando un processo di rinnovo e recupero ambientale in grado di fare veramente la differenza nel lungo periodo.